Oggi, 12 marzo 2012.
Oggi muore un ragazzo.
Oggi nei cieli della Palestina gli aerei da guerra israeliani hanno fatto fuoco e colpito a morte vite umane innocenti. Sacrificate al dio della guerra, morte nel nome della vendetta. Una vendetta che va avanti da troppo tempo, silente, inascoltata.
Oggi è morto un ragazzo di quindici anni, un coetaneo. Un ragazzo come me.
Oggi con lui muoiono mille sogni di un mondo migliore. Pensate, cari soldati israeliani, che bombardando avete reciso un fiore, cresciuto nel deserto e per questo molto più colorato, profumato e delicato di un fiore qualsiasi.
Io che ho tanti sogni, che vivo solo per vivere il futuro, che corro verso mete tanto utopiche quanto raggiungibili, so cosa vuol dire.
Caro amico, non so neanche il tuo nome, non lo potrei neppure sapere, ma so che la tua morte, solo perchè mi ha fatto riflettere e ha montato la rabbia che è in me nei confronti di un mondo orribile, non è stata vana.
Anche solo perchè pochi ragazzi ti hanno pensato, in un mondo così vasto e freddo, dove nessuno è amico di nessuno, sappi che la tua morte è stata riscattata. Se nel sangue che scorre a fiumi in palestina, la tua morte dà ragazzi in mano alla barbara vendetta violenta, sappi che io, qui, sono pronto a morire, sono pronto a qualsiasi sacrificio per di difendere quello in cui credo, quello in cui sogno.
La libertà non si uccide.
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